Il Bitcoin lo capisci in una frase: oro digitale, scarso, da tenere in cassaforte. Con l'Ethereum quella frase non funziona — e chi lo compra pensando di prendere « un secondo Bitcoin più economico » parte con il piede sbagliato. Ho rifatto tutto il percorso d'acquisto su eToro passo dopo passo, e in questa guida trovi il flusso completo più le due cose che sull'ETH nessuno ti dice abbastanza forte: lo staking e il fisco 2026.
Centrale elettrica, non lingotto
Se il Bitcoin è un lingotto, l'Ethereum è una centrale elettrica: non lo tieni solo in cassaforte, ci gira sopra qualcosa. Smart contract, stablecoin come USDC e USDT, applicazioni DeFi — gran parte dell'economia cripto usa Ethereum come infrastruttura. Dal 2022 la rete funziona in Proof of Stake: i blocchi non li validano più i miner con l'hardware, ma chi blocca i propri ETH a garanzia (lo « staking », ci arriviamo).
Questo cambia il profilo dell'asset. A luglio 2026 un ETH quota intorno ai 1.885 USD e storicamente si muove più del Bitcoin in entrambe le direzioni: quando il mercato sale, l'ETH tende a salire di più; quando scende, idem. Il BTC — che a sua volta viaggia intorno ai 64.700 USD, ben sotto i massimi dell'anno scorso — è la parte « riserva di valore » del discorso; l'ETH è la scommessa sull'infrastruttura. Sono asset diversi con tesi diverse, e quale dei due (ammesso che uno dei due) faccia per te dipende solo dalla tua tolleranza al rischio e dal tuo orizzonte — non è un consiglio d'investimento.
Sul dilemma exchange contro broker non mi ripeto: l'ho sviscerato nella guida al Bitcoin, e la logica per l'ETH è identica. Qui aggiungo solo il vantaggio pratico specifico del broker: niente gas fee. Sulla rete Ethereum ogni transazione on-chain paga una commissione di rete variabile; comprando da un broker la posizione vive fuori dalla blockchain e di gas non ne vedi nemmeno l'ombra. Niente wallet, niente seed phrase da nascondere in un cassetto. Il rovescio: le monete le custodisce il broker (trasferirle fuori si può, tramite l'app eToro Money), e paghi uno spread dell'~1 % per tratta — dieci volte il costo di un'operazione in azioni, diciamolo chiaramente.
Comprare Ethereum in 5 passi
Il flusso su eToro è lo stesso di un'azione qualsiasi — l'ho verificato dall'inizio alla fine.
- Apri il conto. E-mail, nome utente, password (o accesso con Google). Cinque minuti.
- Verifica KYC. Documento d'identità, prova di residenza, questionario sull'esperienza d'investimento. Obbligo europeo, non si salta; di norma si chiude in poche ore.
- Deposita. In euro, con carta, bonifico o PayPal. Il conto eToro è però denominato in USD: il deposito viene convertito al cambio di eToro. Convertire prima per conto proprio (ad esempio con Revolut) fa risparmiare qualche decimo di punto — poco elegante che tocchi pensarci tu, ma i decimi si sommano.
- Cerca « ETH » e imposta l'ordine. Bastano 10 USD: l'ETH si compra a frazioni. E si compra quando vuoi — le cripto girano 24/7, a differenza delle azioni: il NASDAQ apre alle 15:30 ora italiana, l'ETH non chiude mai.
- Controlla la leva: X1. Solo X1 è Ethereum reale. Qualsiasi moltiplicatore superiore trasforma l'ordine in un CFD — un derivato a leva con costi di mantenimento overnight, in cui non possiedi nulla. Per il lungo periodo, X1 e basta.
Lo staking: la « cedola » dell'ETH (con l'asterisco fiscale)
Ecco la differenza operativa più grande rispetto al Bitcoin. Il BTC sta fermo; l'ETH, grazie al Proof of Stake, può lavorare: eToro ha un programma di staking dedicato in cui le tue monete contribuiscono alla sicurezza della rete e tu ricevi ricompense periodiche in ETH.
Due avvertenze, perché qui si vendono troppe illusioni. Primo: le ricompense oscillano — dipendono dai parametri della rete e dalle condizioni del programma, non sono una cedola garantita. Secondo, e più importante: per il fisco italiano ogni ricompensa di staking è reddito imponibile al momento dell'accredito, sul controvalore in euro di quel giorno. Non quando vendi — quando la ricevi. E la vendita successiva è un secondo evento imponibile sull'eventuale ulteriore guadagno. Chi fa staking senza saperlo si costruisce una dichiarazione dei redditi complicata a rate mensili.
Cosa aspettarsi dopo l'acquisto
Movimenti a doppia cifra in una settimana non sono un'anomalia, sono il normale funzionamento dell'asset — e sull'ETH le oscillazioni tendono a essere più ampie che sul BTC. Non ci sono trimestrali né dividendi a fare da ancora: contano l'attività dell'ecosistema (DeFi, stablecoin), la regolamentazione e l'umore generale sul rischio. Se un -30 % ti toglierebbe il sonno, meglio saperlo prima; per un confronto, il mercato azionario « noioso » tipo S&P 500 ha una volatilità di tutt'altro ordine, e perfino un titolo nervoso come Nvidia ha almeno gli utili sotto. Cosa metterci (e se metterci qualcosa) resta una decisione tua, in base a rischio e orizzonte.
💡 Una nota a margine: eToro ha attualmente una promozione per i nuovi clienti che dopo il primo deposito accredita una frazione di un asset reale a scelta come ricompensa di benvenuto — condizioni e dettagli nell'articolo dedicato alla promozione eToro. Sui passi d'acquisto descritti sopra non cambia assolutamente nulla.
Tasse: il 2026 ha alzato l'asticella
Le regole di base — regime dichiarativo con broker estero, quadro RW obbligatorio a prescindere dall'importo, imposta dello 0,2 % annuo sul valore al 31 dicembre — sono le stesse che ho descritto per il Bitcoin, e non le rimastico qui. I punti specifici da fissare per l'ETH:
- Aliquota al 33 % dal 1° gennaio 2026 sulle plusvalenze da cripto-attività (fino al 31 dicembre 2025 era il 26 %). Nessuna franchigia: ogni euro di plusvalenza realizzata è imponibile.
- Lo scambio diretto BTC↔ETH non è un evento imponibile (cripto con caratteristiche analoghe); lo diventa il passaggio a fiat, a stablecoin o la spesa in beni e servizi.
- Staking = reddito all'accredito, al 33 % dal 2026, come detto sopra. È il punto che più spesso viene ignorato.
- Dal 2026 vale la DAC8: le piattaforme comunicano i dati dei clienti alle autorità fiscali UE. Il « tanto non lo vede nessuno » è ufficialmente finito.
Le minusvalenze su cripto compensano le plusvalenze della stessa natura e si riportano nei 4 anni successivi. E la chiusura d'obbligo: non siamo consulenti fiscali — per la tua situazione concreta parla con un commercialista.
Il mio bilancio sul processo
Comprare ETH su eToro è oggettivamente semplice: registrazione, KYC, deposito, X1, fatto — senza gas fee né seed phrase. I nei restano quelli di sempre: spread cripto dell'~1 % per tratta (dieci volte le azioni), conto solo in USD con conversione al cambio del broker, e i 5 USD fissi di prelievo che continuano a irritarmi per principio. Il processo lo promuovo; sui costi, occhi aperti.
E tu? Vedi l'Ethereum come infrastruttura su cui vale la pena esporsi o come volatilità in più di cui non hai bisogno? E lo staking ti attira o l'asterisco fiscale ti frena? Raccontamelo nei commenti — leggo tutto.
